Il distretto ceramico

ll distretto ceramico è situato nella fascia pedemontana tra le province di Modena e Reggio Emilia. Il centro del distretto ceramico è situato lungo l’asse Sassuolo-Fiorano e si è progressivamente esteso verso i comuni modenesi di Fiorano Modenese, Formigine, Maranello e Castelvetro e verso quelli reggiani di Scandiano, Casalgrande e Rubiera.

Il distretto di Sassuolo è uno dei principali poli produttivi mondiali per la produzione di piastrelle in ceramica, realizzando l’80% della produzione nazionale

(Fonte: Osservatorio Nazionale Distretti Italiani, http://www.osservatoriodistretti.org)


Gli ultimi anni sono stati, per il distretto ceramico, molto difficili: al termine del 2009 - il periodo in cui la crisi ha iniziato a stringere- il distretto ceramico modenese e reggiano delle piastrelle presentava una produzione in calo del 30%, con le vendite diminuite di quasi il 20% e oltre 9.500 addetti interessati dagli ammortizzatori sociali, e una situazione analoga, con un calo del fatturato di circa il 30%, si riscontrava anche nel settore delle macchine per ceramica. La contrazione di produzione e vendita aveva generato una marcata flessione dell'occupazione, con effetti pesanti sul nostro distretto e sul nostro Comune. L'anno seguente, nel 2010, il mercato della ceramica italiana ha costituito il 23% del mercato mondiale sul fronte della quantità e il 41% del valore complessivo; la produzione è stata pari a 387,4 milioni di metri quadri, e le vendite complessive nel 2010 hanno raggiunto i 412,8 milioni di metri quadri, di cui l’export pari a 289,2 milioni. A gennaio 2010, sono stati 9.538 (circa la metà del totale) gli occupati nelle imprese con sede legale nelle due province di Modena e Reggio a essere interessati dagli ammortizzatori sociali: 4.187 in cassa integrazione ordinaria, 2.619 in cassa integrazione straordinaria, 2.612 con contratti di solidarietà e 120 in mobilità collettiva. Un dato importante che deve far riflettere sul drammatico impatto che tale crisi ha avuto sulla situazione di tanti individui e famiglie del nostro territorio.

Sul fronte delle aziende e della macroeconomia, negli ultimi dieci anni il distretto ceramico di Modena e Reggio ha dunque perso quasi 6mila posti di lavoro (Dati Femca-Cisl); a fine 2011 gli addetti erano 15,762, cioè il 27,5 per cento in meno rispetto ai 21.683 occupati del 2001. Nel primo semestre 2012 i lavoratori coinvolti da ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà, cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria) sono stati 4.645. Da dieci anni assistiamo al calo costante dei posti di lavoro, ma la maggioranza delle imprese del nostro territorio continua a dichiarare esuberi. Quindi se la ceramica recupera redditività e capacità di esportazione, lo fa a prezzo di pesanti ristrutturazioni che espellono lavoratori dal processo produttivo.
 
I dati Filcem Cgil a ottobre 2012 registravano 24 aziende in cassa integrazione ordinaria con 704 lavoratori interessati; un'azienda in cassa integrazione straordinaria con 629 lavoratori coinvolti; 20 aziende in contratto di solidarietà con 1.061 lavoratori. Il totale era di 51 imprese e 2.394 lavoratori (sono esclusi gli ammortizzatori in deroga), mentre nel mese precedente (settembre 2012) le aziende erano 48 e i lavoratori 2.253 (con una variazione di +6,25% persone in un solo mese). Nell'ottobre 2011, le aziende coinvolte erano 38 e i lavoratori 1.697: l'aumento percentuale, in un anno, è stato di +32,76% lavoratori interessati da tali ammortizzatori sociali. A marzo 2013, quindi esattamente diciotto mesi dopo, i dati sono ancora più pesanti e registrano un aumento: sono 23 le aziende in cassa integrazione, con 828 lavoratori interessati; ben nove sono le aziende in cassa integrazione straordinaria con 664 lavoratori coinvolti; a essi si aggiungono gli oltre 1000 lavoratori che lavorano nelle 21 aziende interessate dal contratto di solidarietà. In totale, sempre secondo i dati Filcem, si parla di 2.535 lavoratori e 53 aziende, escludendo le imprese in cassa integrazione in deroga, su cui si attende il rifinanziamento da parte del Governo.

Si conferma così il permanere di un fattore strutturale di criticità della capacità competitiva di una parte significativa delle imprese reggiane, anche nel nostro distretto.

È indubbio che le aziende ceramiche italiane stiano affrontando in questo periodo un cambio di prospettiva e una modifica degli assetti. In occasione dell’Assemblea 2012 di Confindustria Ceramica, sono state presentate le indagini statistiche relative ai diversi comparti che compongono l’industria ceramica italiana. Sono 273 le industrie di piastrelle di ceramica, ceramica sanitaria, stoviglie e materiali refrattari attive nel 2011, che occupano 37.058 addetti e che hanno fatturato 6,66 miliardi di euro complessivi, grazie a vendite oltre confine per il 75%. Scendono a 163 le aziende (9 in meno rispetto al 2010) presenti sul suolo italiano, dove sono occupati 22.189 addetti (-4,98%), che nel corso del 2011 hanno prodotto 399,7 milioni di metri quadrati (+3,17%) tali da consentire di raggiungere vendite per 413,1 milioni di metri quadrati (+0,09%). Divergente è la dinamica dei mercati di destinazione, che registra in Italia un crollo del -7,03% (114,9 milioni nel 2011) a fronte di una crescita del +3,13% nelle esportazioni, ora pari a 298,3 milioni di euro. In espansione in fatturato totale, i cui 4,71 miliardi di euro (+1,86%) derivano per 3,57 miliardi dalle esportazioni (+4,58%) e da 1.146 milioni da vendite sul territorio nazionale (-5.75%). Significativi sono gli investimenti, in crescita del +10,89% rispetto al 2010, ed ora pari a 248,4 milioni di euro, pari al 5,27% del fatturato annuale.

Ciò dimostra che il settore, seppure violentemente colpito dalla crisi, continua a difendere con fatica il suo primato di leadership a livello economico mondiale ed europeo. Inoltre, secondo i dati del Monitor del distretti industriali dell’Emilia Romagna, elaborato dal servizio studi di Intesa Sanpaolo per Carisbo, Cariromagna e Banca Monte Parma, nel sistema casa cresce l’export delle piastrelle di Sassuolo (+3,3%), primo distretto della regione per volumi esportati. Nel settore ceramico, a sostenere le vendite sono stati in particolare due mercati extra-Ue: gli Stati Uniti e la Russia. Sono in calo invece le vendite verso la Francia, primo sbocco commerciale della regione; pesantemente negativo ancora l’export verso la Grecia.

Tuttavia, vanno guardati con attenzione gli indicatori congiunturali di base, tutti negativi, dell’economia reggiana nel quarto trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. L’ufficio Studi della Camera di commercio ha analizzato i risultati dell’indagine trimestrale del comparto manifatturiero della nostra provincia: produzione, fatturato e ordini sono in calo per il quinto trimestre consecutivo e, a fine 2012, segnalano rispettivamente un -4,7%, un -6,6% e un -7,6%. Ma il dato più preoccupante che si rileva, per una provincia da sempre “salvata” dall’export, è il calo degli ordini da oltre frontiera per il secondo trimestre consecutivo (-2,5%  tendenziale nel quarto trimestre 2012 dopo il -2,1% del terzo) e la riduzione dell’1,5% del fatturato estero. La riduzione della produzione investe tutte le tipologie d’azienda, dalle piccole alle grandi, con picchi negativi più accentuati per quelle artigiane.

Distintamente per settore, tutti quelli più importanti  del nostro tessuto economico, ad eccezione dell’alimentare, registrano una riduzione dei volumi produttivi con variazioni, in ragione d’anno, che oscillano fra il -7,4% dell’elettrico-elettronico e il -1,9% del ceramico. Per quanto riguarda fatturato e ordinativi, le uniche note positive si riscontrano per il fatturato estero dell’abbigliamento, cresciuto del 2,1%, e per gli ordini dall’estero dei comparti ceramico, abbigliamento e materie plastiche che registrano aumenti rispettivamente del 3,9%, 3,5% e 4%. In ulteriore peggioramento anche le previsioni formulate dagli imprenditori circa l’immediato futuro. La maggior parte delle imprese reggiane, infatti, prevede un’evoluzione negativa per produzione, fatturato ed ordini, inclusa la componente estera. Se l'analisi è contrassegnata da dati non incoraggianti, le previsioni per il futuro non fanno ancora intravedere una ripresa significativa. Secondo l'indagine congiunturale della Camera di Commercio, la differenza tra le percentuali di aziende che prevedono aumenti e quelle che prevedono diminuzioni, fa prevalere queste ultime anche nel corso del prossimo trimestre. La produzione, il fatturato e gli ordini diminuiranno ancora, mentre per gli ordini dall'estero è prevista un'ulteriore, ma leggera, flessione del 7 per cento.
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